È dal 2004 che si usa il termine Web 2.0, indicando con questo termine tutte quelle attività e applicazioni online generate da una o più collettività, quindi da un’intenzione di più persone a convergere verso uno stesso centro. Si otteneva così che più persone dal loro computer potevano, e tutt’ora possono volontariamente ritrovarsi nel web, dai social network ai blog ai wiki, ponendo dunque la loro conoscenza al servizio di un’intelligenza collettiva. Questo principio è tutt’ora vivo e vegeto, con la sola differenza che oggi, con i potenziamenti dei servizi 2.0 e soprattutto dei sensori intelligenti (di movimento, posizione e direzione, come i GPS) il web può anche fare a meno di dipendere da quello che le persone scrivono sulla loro tastiera. Insomma, il web ha i suoi occhi e le sue orecchie. La convergenza dei sensori mobili, dei microfoni e delle videocamere evolute permette al virtuale di unirsi al reale e di unire finalmente gli oggetti alla rete.

No no, non è fantascienza. La tecnologia ha fatto balzi da gigante, trasformando i cellulari in smartphone (telefoni intelligenti), apparecchi dotati di tutte le caratteristiche di telefonia, di navigazione e soprattutto della possibilità di inserirvi all’interno applicazioni e programmi che, utilizzando i sensori del prodotto, riescono a dirci dove siamo, cosa stiamo guardando, a cosa siamo vicini e tanto altro ancora. Sono questi degli strumenti che permettono al mondo elettronico di realizzare una traccia di quello reale, in modo da potersi muovere al suo interno anche senza l’aiuto umano. È come se lo smartphone di un turista indicasse al suo proprietario dove trovare le destinazioni desiderate, dalle località alle fermate dell’autobus.

È per questo che si parla di internet delle cose, perché ad ogni oggetto reale è possibile realizzare un collegamento con quello virtuale, con il web. È questo il principio che sta alla base dei QR code. Questi codici permettono ad ogni oggetto fisico, da un libro ad una lattina per intenderci, di avere una propria collocazione anche nel mondo virtuale. Con uno smatphone o anche con un semplice cellulare dotato di fotocamera, è possibile fotografare questi codici, la cui decodifica porterà ad una pagina web visualizzabile direttamente sul cellulare. Ecco perché parliamo di internet delle cose.

Ed ecco il motivo della definizione web squared, ovvero web al quadrato: se l’era del web 2.0 era caratterizzata dall’esplosione di un’intelligenza collettiva, dalla realizzazioni di enormi gruppi e tribù di persone che entravano all’interno della rete per potenziarla ed ampliarla, ora, all’alba (inoltrata) del web squared, è la rete che esce dallo schermo e raggiunge la realtà, creando ponti di collegamento e tracciati. Un altro passo verso l’era dei robot insomma, che ha però la facoltà di reinventare la comunicazione e muovere enormi business. Il marketing e la pubblicità sono stati i primi mercati ad accorgersi del cambiamento, approfittandone subito in maniera creativa e originale. In questo modo tutto si reinventa, dalla comunicazione alla vita di tutti i giorni, e avranno un bel da fare i sociologi che si prenderanno la briga di spiegare tutto quello che sta accadendo.

Se non altro ci sono persone che già criticano il cambiamento, forse perché lo temono, indicando nuovi pericoli all’orizzonte per la privacy. Ma ne troviamo altre che lo aspettano e cercano subito il modo di approfittarne creativamente: è questo il caso di tutti professionisti del mondo della comunicazione e non solo, che, come Retina, si tengono costantemente aggiornati sia in ambito sociologico che tecnologico, in modo da fondere questi due mondi per realizzare prodotti e servizi sempre originali.

Conoscere, studiare, analizzare e monitorare il cambiamento. Queste attività non possono essere di certo omesse dalle esperienze dei professionisti di oggi. Proprio per questo Retina si mantiene costantemente aggiornata su ogni mutamento del sociale.

Viviamo oggi in un ponte tra reale e virtuale, tra il web 2.0 e quello al quadrato, dove il secondo non comporta (ancora) l’eliminazione del primo, bensì il superamento. Essere coscienti e padroni di quanto detto sino a qui, permette a Retina di creare software, applicazioni e siti in grado di mantenere attivo il contatto tra questi due mondi.